Pierino Porcospino


Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino.
Egli ha l’unghie smisurate
Che non furon mai tagliate;
I capelli sulla testa
Gli han formata una foresta
Densa, sporca, puzzolente.
Dice a lui tutta la gente:
«Oh, che schifo quel bambino!
È Pierino il Porcospino».



Mi sono avvicinato a Struwwelpeter solamente in questi ultimi anni, anche se ho incontrato il libro tante e tante volte, fin da quando ero bambino. Devo ammettere che le illustrazioni non hanno avuto facile presa sul mio immaginario, forse per quell’aura seriosa e poco accattivante che emanano, o chissà per quale altro strambo meccanismo cognitivo. Ma ora che finalmente sono entrato con prepotenza nel mondo creato da Heinrich Hoffmann considero quelle immagini meravigliose, simili a un ricamo immaginifico che s’intreccia con le rime, a volte grottesco e altre crudele. Nel mio divagare curioso tra scienza, fiabe, storia dell’illustrazione e della letteratura non poteva esserci soggetto più vicino alle mie corde. E poi, un incontro fortuito con un’antica copia del libro originale trovata su una bancarella di vecchi libri al Balon di Torino mi ha dato le giuste fascinazioni per tuffarmi a capofitto tra le storie popolate da sarti mutilatori, bambine piromani, cacciatori stolti, razzisti in tenera età e digiunatori imperterriti.
Così continuando il viaggio intrapreso con Alice, Pinocchio, Oz, e I Canti della Forca, ho preso il coraggio, o forse l’incoscienza, per creare la mia personale versione di Struwwelpeter. Non ho lavorato su un nuovo adattamento dal tedesco dei versi originali di Hoffmann, come invece avevo fatto per i componimenti di Christian Morgenstern, ma mi sono divertito a illustrare la versione di Gaetano Negri per la prima edizione italiane del 1882, dove quel bambino sporco e puzzolente che fa schifo a tutta la gente, divenne, con un lampo di genialità , Pierino Porcospino.
Con Struwwelpeter ho avuto modo di avvicinare una branca della letteratura per ragazzi che non conoscevo, ovvero quella dei cosiddetti racconti cautelativi o storielle morali ad uso pedagogico, raccontate come deterrente per intimorire infanti disobbedienti e monelli incalliti.
Già nel Pinocchio di Collodi si avverte qualcosa di simile, ma senza arrivare con lucidità di descrizioni a punizioni o sventure terribili commisurate alla gravità delle marachelle commesse dai marmocchi sprovveduti.
E le storielle di Hoffmann sono da considerarsi quasi favolette delicate se confrontate con Le tribolazioni di Tommy TipTop, un libro illustrato pubblicato da Myra & Son nel 1993, a opera di un autore sconosciuto, firmatosi solamente con le lettere iniziali M.B. Nel volume, corredato di splendide illustrazioni, il protagonista è Tommy, un bambino crudele che tortura gli animali nei modi più atroci e fantasiosi. Ma una notte, Tommy sprofonda in un incubo a occhi aperti, nel quale tutte le sue vittime infieriscono su di lui nello stesso identico modo perpetrato dal piccolo carnefice.
E non manca in questo panorama di storielle morali qualcosa di completamente italiano, scovato anche questo per caso nelle mie continue scorribande tra antiquari e bancarelle. Si tratta de Il Tirannetto, un albo corredato da incisioni di meravigliosa fattura e facente parte di una serie di libri denominati Biblioteca della Signorina Mimì e di suo cugino Carluccio, pubblicato nel 1874 dalla Tipografia Editrice Lombarda.
La storia racconta le turpitudini di Carluccio, il Tirannetto del titolo, un bambino terribile e avvezzo a dispetti, torture e uccisioni di animali, decapitazioni di bambole e altre nefandezze che solo l’ingenua crudeltà dell’infanzia può escogitare. Per avere un idea del tono basta citare la prima frase impressa nel primo blocchetto di testo, sotto a un‘immagine raffigurante Carluccio che strappa i capelli alla sorella urlante: Io voglio pur credere che Carluccio non abbia coscienza del male che fa…
Anche in questo caso l’autore risulta sconosciuto, mentre le incisioni sono firmate da A. Marie e finora non sono riuscito a trovare ulteriori informazioni.
Inutile aggiungere che il mio viaggio nelle storielle pedagogiche, iniziato con Struwwelpeter continuerà con Tommy TipTop e Il Tirannetto.

